Carote viola biodiverse

Le carote viole non sono frutto di alcuna modificazione genetica, anzi sono una varietà di carota molto antica. La maggior parte delle persone è abituata  a trovare nei negozi e ad utilizzare le carote arancioni, non sapendo che in realtà all’origine le carote erano di un altro colore. Infatti  nel 1.100 d.C. la carota viola era quella più diffusa in Europa,  e quella arancione prese il sopravvento solo nel 17° secolo. Le prime carote moderne vennero coltivate in Afghanistan, per la prima volta, più di 5.000 anni or sono, ed il loro colore era viola o giallo  (a differenza di quelle selvatiche che erano bianche o di un giallo pallido) e vennero introdotte nel bacino del Mediterraneo dagli Arabi verso la fine del Medioevo. La varietà viola aveva un sapore migliore di quella gialla però non era molto apprezzata a causa del brodo scuro che produceva in cottura, dovuto a delle sostanze chiamate antocianine, ossia pigmenti presenti anche in altri vegetali dello stesso colore, come ad esempio i mirtilli. Nel 16° secolo la carota viola era la più diffusa ma poi andò incontro ad un lento declino. Nel 17° secolo era ormai quasi sparita e al suo posto c’era la carota gialla, ben presto soppiantata dall’avvento di quella arancione. Si pensa che probabilmente la carota arancione abbia avuto origine in Olanda, forse come risultato di una selezione di carote gialle dal colore più intenso, in onore della dinastia reale degli Orange. L’unica cosa certa è che divenne popolarissima, tanto da essere l’unica ad essere mangiata in Europa (ancora oggi, nei paesi Occidentali, quasi nessuno mangia carote che non siano arancioni). Fortunatamente piano piano stanno rispuntando sul mercato le carote viola (o nere in base alle sfumature), così che ognuno di noi possa ritornare ad apprezzarne il sapore e l’effetto cromatico che dona alle preparazioni, senza trascurare il fatto, che dal punto nutrizionale, sono molto ricche di sostanze antiossidanti, molto importanti per combattere l’invecchiamento e tenere sotto controllo i radicali liberi.